Re-thinking Europe – sulle strade dei pellegrini


Atti del Simposio – Strasburgo, 30 Settembre 2008

I valori cristiani al servizio della solidarietà, del dialogo, dell’unità, per tutti gli Europei. F.J. Haass/Fëdor Petrovič Gaaz
Mostra presso il Conseil d’Europe, Un europeo che non ha avuto paura, 1-5 ottobre 2008

Indice

Introduzione, p. 3

Acta Simposio, p. 26

Acta Mostra, p. 176

Addenda (inediti, concessi dagli autori), p. 200

  • Rocco D’Ambrosio, I principi cristiani al servizio dell’unità europea, p. 201
  • J.H.H. Weiler, The naked Constitution, p. 221
  • Etienne Grieu, Solidarité, diaconie, de quoi parle-t-on?, p. 256

Estratto dall’introduzione

Il pellegrino

Nella sua vita Haass è stato certamente un pellegrino (in russo strannik, la stessa parola come nel racconto del Pellegrino russo) i suoi spostamenti nelle città che appartengono all’ attuale Germania, Austria, Ucraina, Bielorussia, Lituania, Russia, Francia, ne fanno di lui un vero pellegrino. Per ragioni diverse, lo studio della filosofia e della medicina in Germania (Bad Münstereifel, Köln, Jena, Gottingen) in Austria, a Vienna, in Ucraina a Lviv, a Vilnius in Lituania, a Pietroburgo, a Mosca e nelle cittadine della zona del Caucaso settentrionale russo alla ricerca e allo studio delle acque curative, le strade di Mosca. E seguendo come medico i soldati russi verso Parigi nella campagna della vittoria decisiva su Napoleone a Parigi, pagando l’andata a Parigi con i suoi soldi personali. In un documento del 24 aprile 1814, cioè dopo la abdicazione di Napoleone, trovato presso l’Archivio militare di Lefortovo a Mosca (Pоссийский государственный военно-исторический архив, Фонд 103, опись 208 а, дело 65, страницы 153, 153об (переписка 1812-1814 гг) фонд 103 это документы штаба Барклая де Толли. В письме написано: Париж (см начало письма). E’ il generale Barclaj De Tolli di stanza a Parigi, che firma il documento. Il generale approva che il Dottor Haass abbia superato i confini dell’Europa occidentale dalla Russia. E chiede che gli siano restituiti da parte dell’autorità Imperiale soldi spesi per seguire e curare i soldati lungo il cammino.

Haass parla della sua andata a Parigi nella lettera del 31 dicembre 1853 al suo vecchio maestro Schelling. E dice che si è incontrato con il professor Gall, che ha conosciuto alle sue lezioni che teneva a Vienna, e durante la visita sono tornati sul tema dell’esistenza di Dio.

Sulla questione di dove esattamente sia stato a Parigi l’esercito russo nel 1814 la questione è aperta. Certo che furono a Parigi soldati e i generali russi nel marzo 1814 quando furono firmati gli accordi di pace dopo la guerra napoleonica.

Haass lasciando la Francia passa di nuovo a Münstereifel, visitando il padre morente che gli chiede di restare. Dopo la morte del padre Haass non si ferma nella sua patria natale ma torna in Russia. E’ il motivo di questo ritorno che potrebbe illuminarci maggiormente e scoprirne la motivazione umana-spirituale, quasi una chiamata personale al ritorno in Russia. Torna in Russia definitivamente e vi resterà fino alla morte. Un pellegrino dell’assoluto, della misericordia, dell’amore cristiano? Che cosa lo ha mosso al ritorno in Russia? Un pellegrino che ha camminato attraverso l’Europa del suo tempo, la scoprirà passo dopo passo. In ogni passo saranno contenuti gli altri e suoi passi lo porteranno sulla Vladimirka in mezzo a gente povera e là troverà un senso profondo a questo suo pellegrinaggio. I suoi passi insieme ai prigionieri che passano per la prigione tappa e la via Vladimirka sono ancora vivi nella memoria popolare del popolo russo. Un esempio di cattolico mirabile, esemplare.

Il pellegrino, l’uomo della carità, della viva e attenta solidarietà, della persona al centro, di una cultura della misericordia, in un momento in cui si sta costruendo la coscienza nazionale del popolo russo e di altri paesi dell’ex Unione Sovietica dopo decenni di passati in una visione culturale ed antropologica che poco avevano a che fare con il cristianesimo e le sue potenzialità di civiltà.

Il cammino dei santi è luce, è testimonianza: illumina anche la vita sociale, la cultura.

Nell’oriente cristiano ma anche nel Magistero della Chiesa cattolica si è parlato di una evangelizzazione attraverso l’attrazione e il contagio. Nell’oriente si parla di Illuminazione, nel senso giovanneo del Termine. Ciò significa che la vita mistica ha un’incidenza misteriosa ma reale sul mondo. Benedetto XVI parlando di Haass l’ha definito la luminosa figura di Friedrich Joseph Haass nell’Aprile 2007.

Quello che bisogna cogliere è che Haass alla fine ha fatto semplicemente con coscienza il suo lavoro di medico. Ma proprio rispondendo di cuore alle esigenze e necessità che i suoi assistiti gli presentavano ha percorso la strada dei santi, non un autostrada, ma la strada dei carri, o meglio della sua carretta (carrozza) come la chiamano i russi. Su questa strada ha testimoniato la importanza della persona umana anche del più piccolo, infino, peccatore degli uomini. La irriducibilità della persona. Anche se fra visione della persona e visione della cittadinanza c’è una relazione, indubbiamente vince il diritto della persona sui diritti della cittadinanza. La sua vita e la sua persona ha testimoniato questo e la sua luce è giunta fino ad oggi a giudicare dalle persone che frequentano e visitano la sua tomba portando fiori freschi e candele accese.

La civiltà dell’Europa e i pellegrini di riconciliazione

<< La civiltà dell’Europa cristiana è stata costruita da gente il cui scopo non era affatto quello di costruire una “civiltà cristiana” ma di spingere al massimo le conseguenze della loro fede in Cristo. La dobbiamo a persone che credevano in Cristo, non a persone che credevano nel Cristianesimo. Queste persone erano dei Cristiani e non, come potremmo definirli, dei “cristianisti”>>.

L’esempio di Gregorio Magno: credeva che la fine del mondo sarebbe stata prossima e quindi la sua riforma non era a suo avviso che una tappa di cammino provvisorio, un modo per sistemare una casa che si sta per lasciare. In ogni caso la sua riforma ha gettato le basi per il medioevo europeo.

Questo per sottolineare come il vivere seguendo le esigenti conseguenze della fede in Cristo sia stata la prima preoccupazione che precedeva un sovrastimato desiderio di salvare l’occidente cristiano o l’europa in generale dall’est all’ovest.

Non si può nascere europei ma si può lavorare per diventarlo. Entrare in Europa per San Paolo è stata una chiamata personale in cui è cresciuto.

E poi Paolo arriva ad Atene, fra gli dèi pagani. Oggi si parla di nascita del secolarismo e con questo si intende il passaggio di alcune realtà da una sfera concepita sacra all’ambito profano. Ma esiste veramente un ambito profano di per sé?

Nel Cristianesimo <<… il ritirarsi del sacro non deriva da un suo rifiuto, che lo porterebbe a rimanere in una inaccessibile trascendenza, come si dà nelle teologie negative abbozzate dai filosofi, per esempio nel neoplatonismo o nelle religioni non cristiane. Viene al contrario da un suo darsi pienamente. È ciò che i Padri esprimono con la celebre formula: “È mostrandosi che si nasconde” >>.

Le persone al centro: una luce europea

Per Haass erano molto importante le persone, ogni persona. L’Europa è stata in un certo la patria del personalismo. Dobbiamo fare cenno al pensiero personalista polacco di Tischner e al personalismo giudaico di Martin Buber e di Emanuel Levinas, in cui la centralità del volto dell’uomo sofferente di Auschwitz è al centro della riflessione sull’incontro interpersonale ed è una risposta alla domanda di Barthes o Bonhöffer: se dopo Auschwitz è ancora possibile credere nell’uomo. Abbiamo anche i contributi di Mounier e Maritain e di tutto il personalismo dei pensatori cristiani russi di Parigi e non solo..

Dal punto di vista orientale abbiamo in Europa soprattutto la tradizione bizantina che si espande attraverso le sue missioni prima con Cirillo e Metodio, poi con il battesimo della Rus’ di Kiev in Europa centro-orientale. Ciò che è più visibile di Bisanzio a partire dalle cronache di Nestore è la liturgia che diventa la manifestazione della vita ecclesiale per eccellenza; sarà questo infatti il criterio che determinerà la scelta di Vladimir a favore della tradizione bizantina quando i legati, raccontandogli del viaggio a Costantinopoli, dicono: “non sapevamo se eravamo in cielo o in terra”. In effetti, proprio della liturgia bizantina si dice che in essa il cielo è sulla terra. Legato ad esso c’è il tema della discesa di Cristo verso l’uomo per innalzare l’uomo a Dio, un tema che i padri chiamano divinizzazione, theosis. Da qui deriva una visione dell’uomo dinamica, chiamata ad una evoluzione di crescita, che accoglie nella fede Cristo che scende verso di lui e si innalza nella fede con Cristo verso il Padre. Per questo anche la teologia di una testimonianza e di una presenza della chiesa bizantina ortodossa è legata strettissimamente all’épanouissement liturgico a partire dalla Eucarestia, in un certo senso parafrasando la frase di san Tommaso Bonum diffusivum sui si potrebbe dire che la liturgia, l’Eucarestia in particolare, di per sé è diffusiva sui. È questa che si chiama in slavo la prosveschenie, l’illuminazione; essa presuppone la tranquilla celebrazione liturgica nella pace, la libertà di chi vi aderisce perché vi è attratto, e la dinamica dell’attrazione e del contagio che lo spirito buono di questa liturgia ha per sua natura.

Questo presuppone il rispetto della profonda e inviolabile libertà di ogni persona umana. All’idea di illuminazione è legata tutta l’educazione e la formazione religiosa e culturale. A livello specificamente spirituale potremmo ripetere con san Serafino di Sarov (sec. XIX), che attingeva a piene mani alla spiritualità autentica cristiana: “stai nella pace, conserva la pace e tutti verranno a te”. È il suo principio di diffusione del bene, della testimonianza, principio che come direbbe san Tommaso è diffusivum sui nella libertà di tutti e di ciascuno.

Dal primo millennio abbiamo la grande eredità delle basi della spiritualità esicasta, cioè della ricerca della pace del cuore, a partire dai monaci egiziani (Arsenio, Antonio…) passando dalla regola di San Basilio e di Teodoro Studita per arrivare alla teologia dell’esicasmo che troviamo nel periodo tardo bizantino e cioè san Simeone nuovo teologo e Gregorio Palamas, teologi della luce con cui si manifesta il mistero di Dio e di Cristo.

L’uomo è un mistero di luce increata che ha bisogno di essere rispolverato da tutto ciò che offusca questo mistero di luce che l’uomo è. Oltre alla mistica delle tenebre c’è anche la mistica della luce. E forse diceva p. Tomas Spidlik sj si tratta della stessa mistica cristiana dall’oriente all’occidente.

L’esperienza del monachesimo continua in molte parti del mondo orientale: il monte Athos, il monastero di santa Caterina sul Sinai, San Saba vicino a Gerusalemme, le Lavre del monachesimo russo come San Sergio, san Nilo Sorskij, Josiph di Volocholamsk e i diversi monasteri certamente ha un influsso al di là del confine territoriale degli stessi monasteri.

Dopo un periodo di silenzio, nel 1789 (che tra l’altro è l’anno della Rivoluzione Francese) viene pubblicata la prima raccolta di scritti Filocalici per poi arrivare alle varie raccolte filocaliche tra le quali quella di Teofane il Recluso in cui sono inseriti gli scritti di Isacco il Siro (che appartiene alla chiesa assira dell’est o caldea, quindi non di tradizione bizantina) che secondo Kireevskij è stato uno dei padri che ha influenzato di più la spiritualità slava-bizantina.

Questo ritorno ai padri del rinnovamento filocalico del secolo XIX ha determinato un rinnovamento culturale straordinario, basti pensare come ipotesi che resta da rafforzare a Fëdor Dostoevskij che, prima di incontrare i padri spirituali di Optina, molto vicino al rinnovamento filocalico, scrive il romanzo Delitto e Castigo determinato da una forte introspezione psicologica del protagonista Raskolnikov e dopo l’incontro con questi padri scrive I fratelli Karamazov, di respiro molto più filocalico (cfr. lo staret Zosima, Alëscia…).

Dunque questo rinnovamento spirituale ha determinato un rinnovamento culturale probabilmente non progettato ma frutto dell’épanouissement di una vita monastica e liturgica celebrata quotidianamente e pacificamente. Da esso anche un importante rinnovamento teologico; si potrebbe dire che questa è stata la “missione” del rinnovamento filocalico. La filocalia è stata la spiritualità della missione di illuminazione.

Al centro di tutto questo l’importanza dell’incontro interpersonale tra padre spirituale e figlio e l’importanza del mistero della libertà della persona e dunque l’importanza della persona che ha le caratteristiche della ecclesialità, della viva e libera comunione con gli altri.

Il XX secolo per molte di queste chiese è stato il secolo del martirio silenzioso; a differenza dei primi secoli in cui il martirio era glorioso (si pregava sulle tombe dei martiri…) questo è stato nascosto, vergognoso, nessuno sapeva; un martirio in totale assenza di gloria e in totale presenza di denigrazione, torture, sofferenze di cui nessuno sapeva niente. Questo secolo ha segnato pertanto in modo profondissimo la spiritualità cristiana e l’antropologia. Nei lager di tutto il mondo, di qualsiasi natura politica, connotando di ignoto la vita e la morte di coloro che non avevano altro in cui sperare, se non Dio solo. Questo martirio fa parte integrante e fondamentale delle radici su cui si fonda l’Europa del XXI secolo. Non stiamo parlando solo dei cristiani ma anche degli uomini di buona volontà, di milioni di persone di cui non sappiamo il nome e che riposano nel seno di Abramo, anche loro sono europei a tutti gli effetti, dall’Atlantico agli Urali. Tra questi anche molti luterani, oltre a cattolici, ortodossi e greco-cattolici; uomini, giovani, donne, vecchi, madri, bambini. Molto spesso sono morti aiutando gli altri, soccorrendoli, mettendo la persona umana prima delle loro stesse e urgenti necessità. Come sta succedendo oggi con la pandemia. La loro memoria in questo luogo significa un atto di fiducia nelle capacità che l’uomo ancora oggi ha nel rimanere fedele alle sue migliori capacità, giocandole per gli altri restando fedele a Dio e agli uomini anche in situazioni di estrema difficoltà. Benedetto XVI ha parlato del Mistero dell’Epifania, negli Angelus dell’Epifania, come mistero di Luce aggiungendo che anche noi siamo un piccolo mistero di luce. Attrazione e contagio rientrano nella stessa logica sia nelle parole del Card Martini il Giovedì Santo nella Lettera Pastorale ai sacerdoti Alzati e va a Ninive, sia nelle parole di papa Francesco, che nelle parole di S. Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.